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Testi critici

Pelfini


TESTI CRITICI SULL'OPERA DI PELFINI
DI

Monica Mattei, Alessandro Giozza, Concetto Lizzio, Dario Gnemmi , Giuseppe Possa, Claudio Zella Geddo, Danila Tassinari.


ALESSANDRO GIOZZA
Nei suoi dipinti, voglia di vivere e desiderio di nuove scoperte.
Il soggetto è per lei solo motivo per potersi esprimere con il colore.
Forte contrasto tra gli spazi evidenziati dal segno a volte forte, a volte soffuso.
Di fronte alle sue opere non hai pensieri, non e' presente ne il soggetto ne il racconto, è colore nel vento, e quando incontri il vento non rimane altro che farsi trasportare   

DARIO GNEMMI

…Non sempre la pittura può essere considerata una risultante scientifica capace di tradurre in segni i nessi strutturali della percezione psicologica.A volte, celata nel subconscio affabulatorio della non forma, del colore assoluto o comunque di una sensibilità cromatica al limitare del puro istinto del farsi pittorico, è possibile scoprire la naturale e duttile propensione di un talento dello Spirito, capace di aderire al Mondo delle cose e della Natura in modo immediato, al di sopra di ogni tramite intellettualistico. …Non importa se egli è alla prima esperienza espositiva o, come dicono sempre gli esperti, senza un curriculum che ne pregi i passaggi culturali e le conquiste. Essere capaci di raggiungere la purezza dell’espressione è la più grande delle conquiste, la sola, l’estrema, la più ambita.


MONICA MATTEI

…Il mondo interiore di Ornella Pelfini, giovane pittrice di Masera, allieva del pittore Alessandro Giozza, dal quale ha assortito il gusto per l'oggetto "smaterializzato" dagli elementi più ridondanti e specifici e poi arricchito da un personalissimo impeto coloristico espresso con forme che ricordano curve, spirali o "gli ommeri" , nell'accezione che indica qualcosa di intricato e, al tempo stesso, giocoso.


Ornella Pelfini allieva di Alessandro Giozza stile personalissimo grande impeto cromatico.

CONCETTO LIZZIO
…In poco tempo ha raggiunto risultati conformi all'impegno ed alla vocazione che Io suscitava, guidata e consigliata dal suo maestro Alessandro Giazza, artista noto ed affermato. Il rapporto tra maestro ed allieva non sembra aver creato, come talvolta avviene e come a volte si persegue, una dipendenza stilistica afferente allo stile di Giozza e non si direbbe che la classe indiscutibile del maestro abbia interferito nell'excursus, e quindi nella produzione della Pelfini. Sembra invece evidente un riferimento, sia intellettuale che artistico, una propensione, costituita di omaggio senza passiva adozione di filosofie e tecniche, leggera come un ricordo, per l'espressionismo del gruppo Die Bruke e in particolare per Ernst Lludwig Kirehner.
…Questa trasparente attrazione della Pelftni risulta evidente soprattutto nei paesaggi che sembrano eseguiti di getto, quasi come stessero esplodendo o implodendo mentre l'autrice li trasferisce sulla tela. Le nature morte appaiono
di matura definizione e di satura ed avveduta colorazione, fase ultima di
realizzazione e completamento di immediato risalto.

GIUSEPPE POSSA

…Nelle opere di Ornella Pelfini c'è un impeto coloristico smaterializzato in particolari paesaggistici, come un fiume, un sottobosco,  un albero, uno scorcio qualsiasi della natura, che si trasforma in poetica contemplazione di quanto ci circonda.
Il segno è dinamico, la forma appena delineata nei suoi elementi, l'insieme viene compendiato in fascino suggestivo di grande impatto emozionale, ma è il colore la straordinaria forza che fa del quadro un centro di irradiazione d'energia.
Le immagini luminose che ne sortiscono sono gioiose, giocate appunto sull'accordo cromatico forte e caldo, e danno un vigore particolare ai dipinti, sia che si tratti di paesaggi, sia di nature morte.

23 ottobre 2003

“ALBERO”: UN’OPERA DI ORNELLA PELFINI di     Giuseppe Possa
Un “Albero” spoglio - dipinto con istinto espressionista sul filo delle proprie emozioni e sensazioni - domina il quadro, avvolto in colori energici, la cui luminosità pare provenire dal cosmo.

Le decise pennellate, inferte dalla pittrice come colpi di bisturi, creano un vortice-spirale attorno a questo protagonista della natura
che, simile ad un uomo disperato in una cruda solitudine, sembra abbarbicarsi al suolo con mani-appigli. Le sue radici, viste ai
“raggi x”, ci appaiono pure come una bocca avida che si aggrappa alla collina infuocata su cui sorge, come ad una mammella, per
“succhiare” un possibile nutrimento. Questa forma tra il vegetale e l’umano, che tende angosciosamente in alto i suoi rami, simili a braccia gotiche al cielo, va al di là del significato della “pianta”, per ritrovare il sentimento ed il mito di un mondo misterioso, in un’atmosfera di rapita apprensione e di ben espresso ermetismo. La “visione” di Ornella Pelfini ha, quindi, qualcosa che richiama al simbolismo e alla metafora.

In un’altra interpretazione, sembra di essere dinnanzi ad una spirale di fuoco: quasi figura antropomorfa che sorge da un pianeta, per scattare ad ali tese verso un altro globo, in una visione turbinosa da big bang; ma l’albero - le radici fortemente aggrappate al terreno, i rami secchi sparsi al vento, verso un cielo da tregenda - cerca disperatamente di rimanere radicato al suolo “materno” in cui si trova. Un’immagine ricca di potenzialità, come se l’autrice fosse presa da un’ansia, da un’attesa, da una volontà di difesa o dalla ricerca di un rifugio; dalla commozione di chi è tutto intento a scandagliare un proprio patrimonio intimo, nutrito di ricordi e di sentimenti, in cui ritrovare la più profonda ragione di sé e della propria esistenza. Il tutto dipinto da Ornella Pelfini in una sintesi del reale, filtrata attraverso una personale interpretazione, nell’immediatezza dell’esecuzione libera e gestuale.
 
DANILA TASSINARI - 20 novembre 2008
…Pelfini è stata allieva di Giozza, ma si è poi conquistata la libertà di esprimere il proprio mondo, riuscendo a suscitare, attraverso un uso potente e coraggioso del colore, emozioni e desideri che trascendono il materialismo della realtà e della natura stessa.
                           
CLAUDIO ZELLA GEDDO
PRESENTAZIONE Aspettando la  BIENNALE D’ARTE Pittura in Ossola – 9 agosto 2008
Ornella Pelfini dipinge en plein air, e si confronta a tutto campo  con l’emozione che la luce arreca o che la sua mancanza  apporta.
Anela al contrasto, per vocazione e scelta interiore e cerca  nei simboli fioriti di colore il fil rouge della propria missione artistica.

Per PeIfini l’espressione pittorica è - e non può  essere altro che - moto dall'interno all'esterno, soggetto che intride di se l’oggetto; atteggiamento di una volontà che sceglie l’affronto diretto con il reale. Una sorta di elan alla Bergson in cui una coscienza animata e viva fonda e dà valore all'esperienza visiva che offre. Quasi un’ansia di possedere la realtà potenziando la forza intrinseca del coIore. Il colore  assurge in tal modo a elemento di struttura de1la visione d'arte. L'artista che dipinge en plein air si confronta allora a tutto campo  con l’emozione che la luce arreca o che la sua mancanza apporta in una Natura alfine libera. L'arte è cosi realtà che si crea grazie all’incontro artista/mondo. La pittrice anela a1 Contrasto, per vocazione e sceIta interiore e fonda un vero e proprio regno de1 colorato in cui il gesto pittorico trova enfasi. Ma non e 1'unica direzione in cui ci conduce infatti guardandovi intorno troverete quadri che sono domande, interrogativi e che velano, sveIano presenze di mondi altri.
novembre 2008




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